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GAETANO LODI BOCCIATO AL CONCORSO

PER UNA CATTEDRA DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI

Lo scorso anno si è tenuta a Crevalcore, presso il Centro Civico di Porta Modena, una mostra monografica che aveva l’ambizione di precisare la figura e approfondire il significato dell'opera di Gaetano Lodi nel primo centenario della morte, avvenuta il 3 dicembre 1886. In questa occasione ho potuto sondare un abbondante materiale documentario, custodito dai discendenti del pittore e in particolare dalla Sig.ra Adriana Lodi Focardi Abbondanti e dalla Sig.ra Dionisia Vettori.

Questo materiale consiste principalmente in diplomi, riconoscimenti, disegni, appunti per lezioni, corrispondenza. Fra i documenti custoditi dalla Sig.ra Vettori si conservano, tra l’altro, due quaderni di minute di lettere scritti di pugno del Lodi con una grafia veloce e nervosa, spesso di difficile decifrazione anche a causa delle numerosissime correzioni. Il primo quaderno ha una copertina muta in cartoncino vicenza con dorso in tela; contiene minute che vanno dal 2 agosto 1872 al 6 marzo 1878; il secondo ha una brossura in carta azzurra sulla quale è la data 1867, corretta in 1878, ed è incollata una fettuccia con la scritta: Giornale di lettere anno 1878 Corrispondenze di Gaetano Lodi. Contiene minute che vanno dal 15 marzo 1878 al 19 marzo 1879. Si tratta di un periodo cruciale dell’attività del pittore.

Lodi lavora al Cairo dal 1878 al 1876 nella decorazione dei palazzi del Hedivé, con brevi ritorni in patria durante i quali si occupa della fornitura, alla manifattura Ginori, dei disegni per un servizio da tavola in stile egizio per il sovrano. Nel 1876 fa parte della Commissione di Ornato che sovrintende all'erezione del Teatro Comunale di Crevalcore, e nel 1878 è incaricato di decorarlo. Nello stesso anno concorre per la docenza alla cattedra di Ornato dell'Accademia di Belle Arti di Bologna.

Le minute di lettere riguardanti il concorso occupano un buon terzo del primo quaderno, a partire dal settembre 1877, e la quasi totalità, del secondo. La cattedra si era resa vacante alla morte di Contardo Tommaselli che era stato titolare dell'insegnamento dal 1860, succedendo a Giuseppe Badiali (docente nel periodo 1848-59) e ad Antonio Basoli (docente dal 1829 al 1848). Lodi annetteva grande importanza all'incarico, forse ancor più per il prestigio professionale che ne derivava che per l’aspetto economico, del resto non secondario: secondo Angelo Gatti nel 1896 la cattedra di Ornato da diritto ad uno stipendio annuo di L. 8.000. Si tratta di un concorso per titoli artistici e didattici; il termine per la presentazione delle domande è il 2 novembre 1877. La commissione esaminatrice è composta da tre bolognesi, il poeta e prosatore Enrico Panzacchi (1840-1904), allora segretario dell'Accademia e titolare dell'insegnamento di Storia dell'Arte, l’ornatista Luigi Samoggia (1818-1904), il pittore Luigi Busi (1887-1888), già collega di Lodi una dozzina di anni prima nelle decorazioni della villa di Poggio a Caiano, da un romano, un certo Bruschi, ornatista, e dal milanese Bernacchi, dell'Accademia di Brera. Il risultato tardava ad essere reso noto con grande allarme di Lodi che su quella cattedra faceva assegnamento; egli interessò perciò alcuni conoscenti introdotti sia nell'ambiente accademico sia presso il ministero della Pubblica Istruzione, come il cav. Giovanni Vico, al quale è indirizzata la lettera di cui pubblichiamo la minuta. Filtrarono indiscrezioni che permisero a Lodi di conoscere l’esito del concorso prima ancora che ne desse notizia la stampa (sarà pubblicato dal quotidiano La Patria il 28 febbraio 1878): la commissione aveva scelto cinque dei quindici concorrenti e, in ordine di merito, Lodi risultava quarto.

In una lettera indirizzata a Pompeo Michelini il 22 febbraio' il pittore si mostra furioso e scandalizzato: non solo non ha avuto la vittoria attesa, ma gli è stato preferito addirittura Giuseppe Ravegnani, un tempo suo allievo; gli è stata poi rimproverata una eccessiva uniformità stilistica e una carenza sotto il profilo didattico. A queste accuse si scalda e ribatte con foga. La lettera al Vico non è datata, ma è inserita nel quaderno fra la lettera al Michelini e un'altra indirizzata a Roma al Senatore Ghiglieri il 28 febbraio. Il tono è più meditato rispetto alla precedente, ma essa è ancor più incisiva e circostanziata. Il suo amor proprio non è stato veramente intaccato (afferma) poiché gli sono giunte le manifestazioni di un apprezzamento generale. Lo stesso direttore dell'Accademia, l’ing. Luigi Protche, ha riconosciuto l’ingiustizia delle decisioni della commissione e ha scritto al ministro; il corpo accademico infine, si è radunato per prendere posizione in suo favore. La cosa però che non ha mandato giù sono le osservazioni del Bernacchi sull’uniformità, stilistica del materiale prodotto dinnanzi alla commissione e sulle sue attitudini didattiche: "Questo signore non ha voluto osservare la mia roba" ; chi non vedrebbe che egli si è prodotto nel corso della sua carriera in una rivisitazione degli stili più diversi: il Cinquecento, il Barocco, l’Egiziano...? Siamo evidentemente in ambito eclettico. Dalle raffaellesche del portico della Banca d'Italia a Bologna ai chiaroscuri barocchi della villa reale di Poggio a Caiano, allo stile egizio delle ceramiche decorate per il Hedivé, Lodi si muove con disinvoltura attraverso gli stili anche sull'onda delle mode; ad esempio sull'elaborazione dello stile egizio ha certo pesato una sorta di revival antico-egizio nato sull'onda dell'apertura di Suez e della rappresentazione dell'Aida.

Non si spiegherebbe tuttavia l’osservazione del commissario Bernacchi se non si riflettesse sulla grande capacità di fondere motivi diversi, inventando uno stile personale, dimostrata da Lodi in molte occasioni'. Non meno insultante è poi l’eccezione del Bernacchi sulle capacita didattiche del pittore: Lodi ribatte fermamente che molti sono i suoi allievi distintisi in patria e all'estero. Ne elenca diciannove tra i quali, al sesto posto, il detestato Ravegnani che, in quattro anni, poco aveva profittato anche a causa, afferma, della mancanza di una scuola "teorico-pratica" in seno all'Accademia, cosa che rendeva necessario ai giovani pittori un periodo di apprendistato e perfezionamento sotto altri maestri, senza che, poi, il ritardo accumulato nella pratica artistica si potesse veramente colmare. Di una simile scuola egli stesso aveva mostrato l’opportunità al ministro Coppino, ma bisogna dire che la riforma dell'insegnamento delle Accademie, preparata dal ministro Bonghi – durante il governo Minghetti e promulgata da Coppino nel novembre 1877, andrà proprio nella direzione opposta, tanto da suscitare ancora nel '96, a quasi vent'anni di distanza, le recriminazioni del conservatore Angelo Gatti'.

Con rilievi di questo tipo Lodi tende evidentemente ad accreditarsi come antesignano di nuovi orientamenti didattici di stampo, sembra di capire, quasi morrisiano. Nei passi successivi della lettera, bolla a fuoco i suoi avversari: Bernacchi, "ornatista del Medioevo"; Bruschi, invidioso "antagonista d'arte". Meglio sarebbe stato se al posto di questi sconosciuti fossero stati chiamati a far parte della commissione altri più reputati professori d'ornato, sembra suggerire tra le righe. Dell'accaduto comunque si occuperà la stampa ed egli stesso ha scritto al ministro. La cosa non finisce qui. Nella prima metà di marzo cade il governo Depretis, ma le pressioni di Lodi attraverso la stampa e alcuni personaggi ben introdotti a Roma, come appunto il cav. Vico e il senatore Ghiglieri, portano all'annullamento del verdetto della commissione, deciso dal ministro Coppino (rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti) con decreto in data 28 marzo, pubblicato il 25 sulla Gazzetta Ufficiale, col quale si rinnova il bando di concorso. Scadenza: 23 maggio 1878.

In questi due mesi la corrispondenza di Lodi diventa fittissima. Scopre che il capofila dei suoi avversari dentro la commissione è proprio il Panzacchi che, sfortunatamente, è in ottimi rapporti con Francesco De Sanctis, ministro della Pubblica Istruzione del nuovo governo Cairoli. Ma non dispera. Sventa le trame altrui e tesse le proprie; informato che al ministero viene nominato segretario un certo Rezasco, a lui favorevole, invia a Roma disegni e manovra per influire sulla nomina dei nuovi commissari. Il concorso questa volta è per titoli di merito artistico senza accenni alla didattica. Nonostante la subdola opposizione del Panzacchi e non senza un ulteriore rimaneggiamento anche di quest'ultima commissione operato dal ministro, l’undici luglio 1878 il quotidiano Stella d'Italia dà finalmente l’annuncio della sospirata vittoria.

NOTE

 

1 Angelo Gatti, Notizie storiche intorno alla R. Accademia di Belle Arti in Bologna, Bologna 1896, p. 5

2 La minuta della lettera a Pompeo Michelini, padre del fotografo Giuseppe (Cfr. Renzo Renzi, Bologna 1900. Viaggi fotografici di Giuseppe Michelini (18T8-1951), Bologna 1980) è pubblicata nel catalogo della mostra in calce alla biografia: Gaetano Lodi, Crevalcore 1987.

3 Si veda ad esempio il bozzetto per il Salamelech del Cairo, in: Gaetano Lodi, cat. di mostra, Crevalcore 1987, Sez. Acquerelli, disegni, ornati, scheda 2.

4 Angelo Gatti, Notizie storiche, cit. pag. 12: "Si partì dal principio di reputare la scuola perniciosa, e perciò lo studio ufficiale fu limitato agli elementi soli delle singole arti, diluiti in sei anni di studio, a capo dei quali i giovani (artisti appena sbozzati) erano lanciati nel vortice della vita a combattere presso che disarmati, certi di inceppare tosto per le enormi difficoltà tecniche, non apprese a vincere, e quelle del pensiero, non uso ancora a concepire."

Dal primo quaderno manoscritto contenente minute di lettere

(Archivio Lodi Focardi Vettori)

 

Ill.mo sig. Caval.e

Giovanni Vico

 

L 'operato della Commissione, o meglio dei Sig.ri Prof. i Bruschi di Roma e Bernacchi di Milano è stato giudicato da tutti una notabile ingiustizia, e degli altri tre di Bologna, Prof.i Panzacchi, Segretario del Regio Istituto Prof. d'..., Samoggia esimio decoratore e Busi pittore ornatista si sa che protestarono contro al dire dei suddetti signori e particolarmente il Busi, artista valente storico e decorativo, per tutta Italia, mi ha energicamente diffeso. Del resto se i signori Bernacchi e Bruschi, i quali non tengono cattedra, hanno creduto umiliarmi, si sono ingannati, perché i miei lavori non perdono del Loro merito ed il mio amor proprio in parte è stato soddisfatto da una favorevole dimostrazione generale, sì dagli artisti che dal pubblico e persino mi sono visto la protezione spiegata dell'Ill.mo Sig.r Comm.e Protche, Direttore del Regio Istituto di Bologna, che non avevo l'onore di conoscere, il quale mi ha scritto che lui stesso ha fatto parte al Ministero del successo da lui pure riconosciuto ingiusto; dippiù ha sentito essersi radunato il Corpo Accademico, sempre di Bologna, per disporre in mio favore. Vede addunque Sig.r Vico che per l'amor proprio parmi questo basterebbe ma non cancella pero il verdetto pronunziato dalla speciale Commissione; e ciò che soprattutto mi offende sono le parole del Sig.r Bernacchi pronunziate sulla mia roba, cioè che la mia roba presentata è tutta uniforme, solo parto del mio genio, ed impossibile però ad insinuarsi negli altri; da qui conosco che questo Signore non ha voluto osservare la mia roba perché non avrebbe detto al certo tali proposizioni poiché gli stili Cinquecento, Barocco, Egiziano vi è tanta distanza da essere distinti da un cieco, né tampoco sa degli allievi da me fatti i quali hanno imparato il, mio metodo che fortunatamente incontra il gusto del pubblico. Enumererò soltanto i più distinti, il merito dei quali sta secondo la seguente classificazione.

  1. Ronchi Gaetano di Bologna, morto in Torino
  2. Casanova Rinaldo id. che sta a Napoli
  3. Stelle Luigi di Udine, che sta a Roma
  4. Minelli Guglielmo di Bologna
  5. Cardelli Giovanni di Pisa
  6. Ravegncni Giuseppe di Rimini, che sta a Bologna,.
  7. Paltrinieri Antonio di Crevalcore, che sta a, Torino.
  8. Roncati Luigi di Finale di Modena, che sta a Roma
  9. Banzi Luigi di Bologna che sta alle Fabbrica di Maioliche di Faenza.
  10. Corazza Raffaele di Bologna
  11. Natali Davide di Bologna, che sta a Roma
  12. Talmoni Mauro di Piacenza, che sta a Torino.
  13. Colombari Federico di Bologna, che sta a Roma
  14. Minelli Carlo ...id ...id.
  15. Bellio Antonio di Treviso, che sta a Pest.
  16. Moretti Giovanni del Finale Modenese
  17. Buratti Roberto al Cairo, Egitto.
  18. Vaccari Alessandro di Crevalcore.
  19. Brunelli Carlo di Bologna, che sta a Roma

e tant'altri che è troppo lungo il nominare.

Il Ravegnani, quando è venuto sotto di me, non sapeva che quello che insegnano nelle Accademie ma non conosceva il mio stile del risorgimento, né il colore, né le maniera di porlo in pratica, e che dopo 4 anni in circa di esercizio lo ha appreso solo tanto da stare nel posto assegnatogli nell'anzidetto elenco, ed era avvenuto a lui quello che succede a tutti per la mancanza di una Scuola Teorico-Pratica, che appunto nel giugno 1877 procurai di mostrare a S.E. il Sig.r Ministro Coppino, scuola tanto necessaria perché la gioventù non avrebbe più bisogno di andare, come usciti dall'Istituto, sotto ad altri maestri per perfezionarsi. Quando poi al valore del suddetto Ravegnani, che mi sappia non ha fatto che il supplente in mancanza del defunto prof.e Tomaselli. So che molti giovani studenti in questo anno si sono astenuti dell'iscriversi come alunni cl R. Istituto attendendo il risultato del concorso, esternandosi che l’avrebbero fatto solo quando io ne avessi avuto il posto; e le dirò di più che diversi vengono qui nel mio studio (così me le passo stando occupato, che è la mia vita) in aspettativa di una decisione. Uno pero di questi, che si chiama Malpighi, da me iniziato ed istruito, protetto e sussidiato dal Comune per essere discendente del celebre Malpighi, ho procurato di metterlo al R. Istituto che ne è stato unanimemente accettato senza esaminarlo. ed anzi il Prof. Panzacchi, Segretario, ieri l’altro mi ha indirizzato una lettera in proposito piena di stima: fo tutta questa dichiarazione a Lei solo per mostrare che godo stima anche presso i Sig.ri Prof.i del R. Istituto. Del Sig.r Caval.e Bernacchi non le posso dire altro che è l’Ornatista del R. Istituto di Milano e mi permetta di dirle per isfogare un poco la mia dispiacenza (?) che questo signore deve essere ornatista del Medio Evo non apprezzando per nulla la mia maniera, che è stata ed è del risorgimento. Infatti, uscito dalle scuole, non contento dell'insegnamento pedante ivi ricevuto, mi diedi a tutta possa per distogliermi da quello ed introdurre il buon gusto grazioso e gaio che subito incontrò l'approvazione generale del pubblico benché i seguaci della vecchia scuola mi osteggiassero che in seguito ne ebbi la soddisfazione che essi medesimi mandarono i loro scolari a studiare sui miei lavori e particolarmente quelli della Banca Nazionale di Bologna,. In quanto alla. contrarietà del Bruschi non deve essere altro che un antagonista d'arte, non tanto per me personalmente quanto per la mia scuola, essendo che i miei giovani hanno avuto circostanza di lavorare a Roma, in confronto di lui e che hanno riportato fortunatamente un esito felice. In Italia i Prof.i d'ornato più rinomati sono (...) Magnani di Parma, Manzini (8) e Baroni (8) di Modena, Samoggia (1) di Bologna, Baldan (...) di Firenze, Morgani di Torino, ed altri prof. noti, intelligenti e con affinità alla decorazione sono Salvino Salvini scultore di Firenze, Prof. al R. Istituto di Bologna, Asioli segretario all'Accademia, di Modena, prof. d'(...)*, persone di molto merito per dare un giudizio. Fin qui io mi sono astenuto come mi asterrò a causa finita di fare pubblicità, nei giornali, ma non posso trattenere la pubblica stampa se questa, lo fa di moto proprio, come ha, già detto qualche cosa a Bologna; l'articolo ho creduto bene accludere qui dentro. Non le nascondo ancora di aver sommariamente indirizzato lettera a S.E. il Sig.r Ministro onde avvertirlo del successo, avendone data pure partecipazione all'Ill.mo Sig.r Cav.e Ghiglieri. Amerei che tutto terminasse senza, scompiglio e ciò spero per mezzo della loro premura e della loro saggezza.

*forse "d'estetica".

 

NOTA La lettera non è datata ma risale certamente al 22-23 febbraio '78, momento in cui fu reso noto il giudizio della commissione. Trattandosi di una minuta con correzioni e cancellature ho cercato di ricostruire la versione definitiva senza dare indicazione di aggiunte o varianti. Nell'elenco degli allievi la numerazione è cancellata e rifatta, in alcuni casi anche diverse volte. L'ordine d'importanza degli allievi risulta in tal modo confuso e non è ancora quello definitivo.

L'eco sulla stampa

Pubblichiamo, in ordine cronologico, sette ritagli di giornale ritrovati fra le pagine dei due quaderni. Essi contengono notizie e commenti, dai toni spesso apertamente polemici, sulle vicende del concorso e non è escluso che più d'uno sia stato ispirato direttamente da Lodi. Alcuni recano, scritta a penna, la testata del giornale e la data, altri non hanno indicazioni di sorta o riportano la data soltanto.

La Patria (?), 28 febbraio 1878

Arte. – La Commissione del concorso alla cattedra d'ornato nell'Istituto di belle arti di Bologna ha scelto cinque fra i quindici concorrenti disponendoli in ordine di merito. A formare la detta Commissione, furono chiamate delle sommità artistiche, come i professori Samoggia e Busi di Bologna, Bernacchi di Milano, Bruschi di Roma, e ne fu segretario il prof. Panzacchi.

Stella d'Italia, 6 marzo '78

Arte. – Ci siamo recati a visitare all'Accademia di Belle Arti l’esposizione delle belle opere uscite dallo scalpello dell'illustre prof. Salvini e destinate alla Mostra universale di Parigi. Fra queste primeggia il Giotto fanciullo, una statua che riscuoterà, ne siam certi, la più grande ammirazione nella gara cosmopolita che sta per aprirsi nella metropoli francese. In una sala della stessa Accademia sono esposti i bei disegni di ornato presentati dall'egregio professor Gaetano Lodi come titoli per il concorso al posto di professore nel nostro Istituto delle Belle Arti e siamo rimasti colpiti dall'ingegno che traspare in quei lavori i quali ci dimostrano una volta di più quale sia la singolare valentia del Lodi nell'arte che professa. E qui ripetiamo che è difficile rendersi ragione del verdetto pronunciato dalla Commissione eletta dal governo per decidere intorno al merito dei diversi concorrenti alla cattedra d'ornato, verdetto che ha posto il Lodi in seconda linea. Su questo proposito ci si dice che molti professori dell'Istituto abbiano inviato al Ministro della Pubblica Istruzione un voto, col quale esprimerebbero il desiderio di avere a loro collega un uomo così universalmente celebrato e stimato nel mondo dell'Arte quale e il prof. Lodi. Speriamo che sua Eccellenza Coppino, il quale non trovò un momento per recarsi ai funerali del Padre Secchi, ne troverà uno per occuparsi di questa faccenda.

Stella d'Italia ...

E una! – Nel nostro n. 88 del 6 marzo, in un articoletto di cronaca intitolato: Arte, abbiamo vivamente censurato il giudizio di una Commissione eletta dal Governo per procedere, fra diversi concorrenti, alla scelta del più degno di occupare la cattedra di ornato presso l’Istituto di Belle Arti in Bologna. Lamentavamo che si fosse per un motivo affatto insussistente postergato l’illustre nostro concittadino prof. Gaetano Lodi, e conchiudevamo colle seguenti precise parole: «Speriamo che Sua Eccellenza Coppino, il quale non trovo un momento per recarsi ai funerali del padre Secchi, ne troverà uno per occuparsi di questa faccenda.» Sua Eccellenza il momento lo trovò, provando che certi patronati evidentemente non guastano. Il famoso giudicato venne dal Ministro annullato, e sappiamo dalla Gazzetta Ufficiale, che si dovrà ritornare da capo. Siamo lietissimi di una risoluzione che corrisponde pienamente al voto da noi espresso perché non sapevamo capacitarci che ci siano discepoli i quali didatticamente sieno da preferire ai loro stessi maestri del cui valore didattico sono essi la testimonianza vivente. Anche una volta adunque abbiamo avuto ragione noi, e ce ne rallegriamo, non già per la ottenuta soddisfazione, ma sivvero perché con questo atto provvido del Ministero noi vediamo annullato un equivoco, e resa giustizia al merito. Sappiamo che qualche membro della Commissione sbuffa e strepita per l’avvenuto annullamento; ma noi, non volendo malignare su cotale risentimento, ci limitiamo a riconoscere offeso l'amor proprio del giudicante, e lo esortiamo a sopportare con pazienza (siamo in Quaresima) il superiore apprezzamento del suo giudicato.

Stella, d'Italia, 7 aprile 1878

Istituto di Belle Arti. – Il signor G. Ravegnani, che fu il concorrente preferito per la cattedra di ornato col giudicato che venne annullato dal Ministero, ci prega di far sapere che esso non è stato allievo dell'esimio prof. Lodi ma di questo istesso Istituto, e in particolare del compianto professore Cocchi. Eccolo servito.

La Patria (?), maggio '78

– Pregati pubblichiamo:

Onorevole sig. Direttore

Mi renderà un segnalatissimo favore, del quale le serberò imperitura gratitudine, se colla imparzialità che la distingue, vorrà dare pubblicità nel suo accreditato giornale, alla presente. La Commissione pel Concorso alla cattedra d'Ornato in questo Istituto di Belle Arti, composta degli illustri professori Samoggia, Busi, Bernardi, Bruschi e Panzacchi, mi crede degno di propormi come primo in ordine di merito, fra tutti i concorrenti. Ma avendo con qualche sorpresa, letto nel N° 60 del giornale La Patria la notizia di possibili rimostranze al ministro su questa scelta, voglio colla presente attirare l’attenzione sopra un fatto col quale, a mio danno ed a favore di qualche altro concorrente, si porrebbe in non cale il credito degli eminenti artisti componenti la Commissione.

Ringraziandola di cuore, mi protesto

Bologna 1 maggio 1878

Suo Dev.mo

Giuseppe Ravegnani.

La Patria (?), maggio '78

Errata-corrige. – Nella penultima linea del comunicato – Ravegnani – inserito ieri, leggasi il verdetto degli eminenti artisti ecc., anziché il credito ecc., cosi pure leggasi Bernacchi in luogo di Bernardi fra i nomi dei professori.

Stella d'Italia, 11 luglio '78

Istituto di belle arti. – Come avevamo ragione prima, quando cioè lamentavamo che nel concorso per un professore d'ornato al nostro istituto di Belle Arti il prof. Gaetano Lodi fosse stato posto quarto e non primo, per ordine di merito, abbiamo ragione oggi di rallegrarci dell'opera della Commissione testè riunitasi, pel nuovo concorso, che ponendo il Lodi a capo-lista e a pieni voti, ha confermato ciò che noi dicevamo di esso Lodi e de' suoi meriti. Ora tocca al ministro De Sanctis a compiere l’opera; e noi vogliamo sperare che di fronte a cosi unanime manifestazione della Commissione esaminatrice, non sarà titubante nella scelta, non vorrà non nominare colui che il voto di insigni artisti ha designato pel più meritevole di indossare la toga dell'insegnamento nel felsineo istituto di Belle Arti. Noi intanto ci compiacciamo col cav. Lodi, e coi membri della Commissione che, non lasciandosi influenzare da alcuno, hanno reso giustizia al merito.

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pubblicato in: Strada Maestra - 1° semestre 1988

 

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