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L'armadio del Muratori
Nel palazzo dei Ronchi, in una sala al pianterreno all’angolo di Nord est, da poco tempo è presente un armadio a doppio corpo di pregevole fattura. Il mobile è ad otto ante (quattro nel corpo inferiore e quattro in quello superiore) e due cassetti e conserva ancora in parte le serrature originali. Le ante hanno semplici specchiature formellate con formelle ad angolo retto di tipo veneto; l’intera struttura, ma principalmente i piedi tronco-conici con una marcata strozzatura nella parte superiore ne indicano l’appartenenza allo stile Luigi XIV. Anche l’alta cornice partecipa dei modelli Luigi XIV, mentre l’asciuttezza dell’impianto è dovuta all’uso pratico e non di pezzo d’arredamento che l’armadio era chiamato ad assolvere: funzione di archivio o di libreria, come risulta chiaramente dai ripiani mobili al suo interno. Anche il legno con cui è costruito (pioppo e abete) è indizio del tipo di utilizzo e allo stesso tempo ne denuncia le traversie subite: in origine, infatti, era laccato, come appare dalle tracce visibili negli interstizi. 

Gli elementi presi in esame convergono verso una datazione al secondo decennio del XVIII secolo e ciò sarebbe sufficiente per considerarlo un pezzo di notevole valore, se non fosse per un particolare che lo rende assolutamente unico; all’interno delle ante superiori di destra e di sinistra sono incollati due identici cartigli a stampa sui quali è scritto:

       «Questo  armadio  appartenne/ a Ludovico Antonio Muratori/

       -padre della storia-  che/ vi conservava  parte  del/ suo  Archivio»

Libreria Muratori1
     
   Nato a Vignola nel 1672, il Muratori fu uno dei più grandi eruditi italiani del Settecento. Laureato in filosofia nel 1692 e in diritto civile e canonico nel ’94 presso lo studio pubblico modenese, si era trasferito nel 1695 a Milano per entrare a far parte del Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana. Ricevuta l’ordinazione sacerdotale, era rimasto nella città lombarda fino all’agosto 1700, quando fu richiamato a Modena dal duca Carlo I d’Este che intendeva farne il proprio archivista e bibliotecario. Questo impiego di prestigio gli fornì gli strumenti e l’agio per attendere alla composizione delle sue numerosissime opere, relative ad argomenti che spaziavano dalla poesia alla filosofia, dalla storia medioevale alla giurisprudenza, dall’epigrafia alla storia sacra, molte delle quali rimangono capolavori insuperati di ricerca storica, mentre altre si inseriscono a pieno titolo nel dibattito estetico-filosofico europeo che segnerà la nascita dell’Illuminismo. Fra la sua sterminata produzione storico-erudita si possono ad esempio ricordare le Antichità Estensi (Modena 1717-1740), i 28 tomi dei Rerum Italicarum Scriptores (1723-51), i sei volumi delle Antiquitates italicae medii aevi (Milano 1738-42), i sei volumi del Novus Thesaurus veterum inscriptionum (Milano 1739-43), i dodici degli Annali d’Italia (Milano 1744-49); importanti saggi di argomento letterario, estetico o filosofico sono Della perfetta poesia italiana (Modena 1706), Delle riflessioni sopra il buon gusto (Venezia 1708), De superstitione vitanda (Venezia 1740), Della forza della fantasia (Venezia 1745). Nel 1716 il Muratori ebbe la prevostura della chiesa della Pomposa in Modena, che gli consentì di esercitare la cura delle anime e dedicarsi a quell’apostolato civile e sociale in difesa degli umili teorizzato in Della carità cristiana (1723), ma nel 1733, sopraffatto dai propri impegni di studio dovette esserne esonerato. Fino alla morte, avvenuta nel 1750, continuò infaticabile la pubblicazione di quei testi che ne fecero una figura di prima grandezza nella cultura italiana.
 Libreria Muratori scritta   

La scritta che si legge sulle ante dell’armadio dei Ronchi ispira perciò grande emozione e riverenza: qui stavano quei libri, quelle carte, qui erano custodite quelle opere che costituiscono una pietra miliare della nostra civiltà.

Ma come è finito nel palazzo dei Ronchi questo cimelio della storia patria?

È una domanda che non ha risposta; è possibile avanzare soltanto qualche congettura, peraltro anche abbastanza labile e fumosa. Vediamo.

È possibile accertare, sulla base di testimonianze orali, che una decina d’anni fa, poco dopo l’acquisto del complesso dei Ronchi da parte del Comune di Crevalcore (che, ricordiamo, avvenne nel 1984), l’armadio si trovava negli ambienti al pianterreno tra la chiesa di S. Matteo ed il torrione sud, ambienti che, fino agli anni ’50-’60 venivano utilizzati dal parroco di S. Matteo.
     
   

Prima che la chiesa di S. Matteo diventasse parrocchia, nel 1936, i sacerdoti che la ressero dipendevano dalle parrocchie limitrofe della Diocesi bolognese, mentre ai tempi dei Caprara, e cioè fino all’inizio del XIX secolo, erano scelti direttamente dalla famiglia come cappellani privati. È improbabile quindi che l’armadio del Muratori possa essere giunto ai Ronchi come suppellettile privata di un sacerdote di S. Matteo in epoca recente. Più verosimilmente la sua presenza ai Ronchi deve essere fatta risalire alla seconda metà del Settecento; può essere giunto ai Ronchi con un cappellano raccomandato ai Caprara dalla corte di Modena, poiché questa famiglia aveva con gli Estensi legami antichi di vassallaggio. I beni della tenuta Ronchi, compresi arredi e suppellettili, furono inventariati in maniera molto puntuale nel 1780, quattro anni dopo la morte della contessa Maria Vittoria, in funzione della divisione ereditaria, ma purtroppo in questo inventario, oggi conservato presso l’Archivio dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi di Bologna (collocazione archivistica A 120), il nostro armadio non si lascia identificare in maniera univoca. Anche se potrebbe essere quello citato al foglio 465 r. in un locale attiguo alla sagrestia adibito a guardaroba:

In guardarobba:

un armario grande lungo che si apre in tre luoghi con chiave e serratura

altro detto grande di fioppa per gl’apparati nobili con chiave e serratura

altro detto di fioppa per uso degl’apparati della Rotonda con chiave e serratura

un detto d’abete per l’argenteria con due chiavature e chiavi nell’appartamento del prete...

Come si può vedere, si tratta di tracce troppo labili perché vi si possa imbastire sopra qualcosa di più solido che qualche esile congettura. Resta solo la presenza nel palazzo dei Ronchi, presenza tangibile, ma misteriosa di quel grande armadio sul quale qualcuno ha devotamente e coscienziosamente applicato due cartigli che lo dichiarano appartenuto a “Ludovico Antonio Muratori, padre della storia..”

 Pubblicato in: Notiziario di Crevalcore anno XIV n. 3-4, luglio-dicembre 1996

   
     
     

 

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