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L'immagine di Crevalcore

seconda parte

 

Tiraboschi

Veduta di Crevalcore in: Girolamo Tiraboschi, Storia dell'Augusta Badia di Nonantola 
  

Il XVIII secolo per il centro storico di Crevalcore è un’epoca di notevoli trasformazioni: si inizia alla fine del Seicento con la costruzione della chiesa della Concezione, portata a termine nel 1736; tra il 1770 e il 1772 venne costruita la nuova chiesa di S. Croce; se consideriamo i dintorni, agli inizi del secolo vennero costruiti i torrioni e la chiesa di S. Matteo dei Ronchi, nel 1765 fu edificata la Rotonda, nel 1710 l’attuale chiesa di S. Giuseppe di Caselle e nel 1713 quella di Sammartini; nel 1781 fu eretto il chiesolino delle fosse[1]. E’ tuttavia sotto il profilo dell’edilizia privata che hanno luogo le trasformazioni più notevoli. Pur non essendo in genere documentate dagli scrittori di cose locali, come il Setti, l’Atti, e il Meletti, è proprio in questo secolo e nella prima metà del XIX, che venne dato un nuovo volto al corso principale con l’edificazione di numerosi palazzetti alcuni dei quali non privi di qualche pretenziosità da abitazione signorile.

Eppure, curiosamente, il Settecento ci ha lasciato abbastanza poco sotto il profilo iconografico: l’unica incisione nota è quella del I volume del Tiraboschi [2]. Il paese appare arroccato su uno sperone roccioso circondato dall’acqua ed è immerso in un’atmosfera di remota e suggestiva antichità. Pochi edifici sono riconoscibili: la rocca della porta a levante, la chiesa di S. Croce da poco costruita, il campanile della parrocchiale di S. Silvestro, il campaniletto a vela della porta a ponente. Si direbbe che l’incisore, Carlo Antonini, più che tendere all’esattezza oggettiva, abbia voluto interpretare lo spirito dell’opera di Tiraboschi ed evocare l’atmosfera di un medioevo lontano, facendola emergere in filigrana da una realtà non vista con lo scrupolo dell’osservatore, ma filtrata in maniera impressionistica dalla memoria o dall’immaginazione.

Occorre attendere il quinto decennio dell’Ottocento per avere altre immagini di Crevalcore: le troviamo rispettivamente nella Storia di Crevalcore di Gaetano Atti [1] e ne Le chiese parrocchiali detta diocesi di Bologna (1844-51), nel saggio su Crevalcore anch’esso a firma dell’Atti. Due incisioni, in particolare, raffigurano la strada maestra (l’attuale via Matteotti) e sono tanto simili che potrebbero essere confuse da un osservatore poco attento.

 La prima, quella che accompagna la storia crevalcorese dell’Atti, è presa da un punto di vista collocabile con buona approssimazione all’altezza dell’incrocio tra via Matteotti e via Vecchi. Sono ben visibili le costruzioni dalla parte destra, dietro alle quali svetta il campanile, ma rimane nascosta la chiesa di S. Silvestro. Illuminati da dietro, gli edifici sul lato sinistro gettano sulla strada ombre profonde e sfumate interrotte da lame di luce in corrispondenza dei vicoli. I portici sul lato destro, troppo esili e slanciati, hanno la lieve consistenza di quinte teatrali, mentre sulla via, tre coppie di personaggi, tratteggiati con la grazia bozzettistica delle comparse in un quadro di genere, paiono pronte a recitare una scenetta.  crev atti
   Crevalcore, veduta della via Maestra, in Almanacco Statistico bolognese per l'anno 1841
  E’ un modo di costruire lo spazio di derivazione scenografica, che ha come riferimenti culturali la pittura del Basoli e l’incisione di Francesco Rosaspina. Non sappiamo chi sia l’incisore poiché il quadretto non è firmato, ma non è improbabile che sia lo stesso A. Nini che sottoscrive diverse altre vedute, in quegli anni, negli almanacchi bolognesi di Salvardi.
 L’altra incisione, firmata da Enrico Corty, è presa da un punto di vista spostato verso occidente di quasi due isolati ed abbastanza vicino all’incrocio della strada principale con l’asse delle attuali via Roma e via Cavour. Da questo punto risulta visibile sia l’aspetto urbano generale del centro storico sia la chiesa di S. Silvestro che occorreva necessariamente rappresentare trattandosi di un’opera sulle chiese parrocchiali. Al confronto diretto salta subito agli occhi che Porta Modena appare curiosamente più piccola e distante che nell’incisione dell’almanacco Salvardi, nonostante il punto di vista sia più ravvicinato. I portici sulla destra sono bassi e tozzi, senza profondità di chiaroscuri, il tratteggio è uguale e monotono, i personaggi-comparsa, unica eccezione una donna con bambino, se ne stanno solitari e isolati, come immersi in un’atmosfera metafisica  san silvestro
  Crevalcore, la via Maestra e la Chiesa di S. Silvestro in: Le chiese Parrocchiali della Diocesi di Bologna: tomo 2
  Il Corty (che si firma sotto la lastra “E. Corty dis° dal v°” cioè “disegnò dal vero”) sembra attenersi a una maggiore esattezza prospettica anche a costo di sacrificare i particolari.  In pochissimi anni è cambiato il clima culturale: forse arriva già qualche notizia di una nuova invenzione chiamata fotografia, che in breve spazzerà via l’incisione illustrativa.

Ma a Crevalcore si determina una sorta di “interregno”; non sono infatti note fotografie (a meno che non siano gelosamente custodite in qualche raccolta privata) che risalgano a prima dell’ultimo decennio del secolo. Quella che propongo come ultima immagine appartiene appunto a questo periodo: lo si indovina dalla foggia degli abiti e da altri piccoli particolari visibili solo con una buona lente di ingrandimento. Il punto di osservazione è decisamente spostato verso Porta Bologna ed eccentrico rispetto alla via, per avere il sole alle spalle. Si nota un personaggio in maniche di camicia e in alcuni portici sono già stati abbassati i lunghi tendoni che servivano per riparo dal caldo: è un mattino di inizio estate.

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   Crevalcore, la via Maestra, circa 1890-1900
 

[1] Le chiese Parrocchiali della Diocesi di Bologna: tomo 2, 9 Crevalcore

[2] Girolamo Tiraboschi, Storia dell’augusta badia di S. Silvestro di Nonantola, voll. 2, 1784-85; l’incisione si trova a pag. 364 del vol. I

 [1] Gaetano Atti, Storia di Crevalcore. Antichità del territorio crevalcorese, in: Almanacco Statistico Bolognese per l’anno 1841, Bologna, presso Natale Salvardi

 

 

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